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Dieci modi per... aumentare lo sconforto!

October 16, 2017

La felicità, purtroppo o per fortuna, non è uno stato. Vivere è come salire sulle montagne russe, ci sono tanti lenti momenti di salita e altrettante – spesso repentine – discese. Capita di sentirsi “giù”, dopo l’occorrenza di un evento spiacevole o anche solo perché si ha “la luna storta”. Tra i più famosi e diffusi antidoti per il malumore c’è certamente il grande amico Tempo che, come si suole dire, sistema tutte le cose. Tuttavia, mentre aspettiamo che le lancette scorrano non siamo inermi, anche se a volte ci sembra di esserlo. Continuiamo a pensare, a rimuginare, a costruire e a decostruire. Allora, vi siete chiesti se non siano proprio i vostri atteggiamenti a rallentare la risalita? Ecco dieci ottimi modi per… aumentare lo sconforto!

 

1. L’AUTO-DIAGNOSTA

Sono una persona depressiva” – Non vi è modo migliore per mantenere e sedimentare lo sconforto che cadere nella tentazione di dare un nome a quanto vi sta accadendo; ma non di un nome qualunque, parliamo di una diagnosi medica. Chapeau! Ora non solo dovete fare fronte all’evento spiacevole che vi ha buttato giù, ma anche investire risorse nella ricerca di una “cura” ad una situazione clinicamente rilevante, che avete sancito autonomamente. Oppure, peggio, consumerete ancor più energie per l’ulteriore sconforto dato dall’assenza tangibile di una “cura”: eh si, perché non esistono aspirine in questi casi.

 

2. LO SPETTATORE INERME

“Speriamo che le cose migliorino” – Per grande fiducia nella potenza dell’amico Tempo o, forse, per sfiducia nella propria forza personale, c’è chi di fronte alla tristezza stabilisce l’inutilità di fare alcunché. Questo trucco per aumentare lo sconforto è molto astuto in quanto credete di non star facendo nulla, quando in realtà state facendo qualcosa: il nulla. Potrebbe sembrare un gioco di parole, ma nasconde tra le righe una strategia di auto-distruzione molto potente, quella della delega. Lo sconforto fa parte di voi e non di qualcosa o qualcun altro, quindi tanto più allontanate il focus da voi stessi,  quanto più lo alimentate.

 

3. IL CACCIATORE DI PERCHÉ

“Se solo sapessi il perché… forse è per come sono stato cresciuto?” – Questa è in assoluto tra le strategie più diffuse. Quando si è “giù” si sente spesso l’esigenza di dover individuare una motivazione. Non "per curiosità”, no, perché si è sicuri che individuare il motivo consentirà di risolvere il problema, perché una volta ottenuta la motivazione, la soluzione sarà alle porte… Invece è una trappola! Così facendo, avrete ancorato il vostro benessere all’individuazione di una causa e sarà come cercare un ago nel pagliaio, in quanto trovare un “perché” unico, ben definito e che vi soddisfi non è impresa da poco. E allora via al totoscommesse! In più, una volta che avrete finalmente capito di che si tratta e ne sarete sicuri-sicuri, avrete trovato una soluzione oppure un nuovo problema?

 

4. IL LOCALIZZATORE DI COLPE

 “Se quello lì non mi avesse trattato come ha fatto, ora starei bene” – Ritorna a gran voce il tema della delega, ma in questo caso anziché mettervi nelle mani del Tempo vi affidate ad un altro individuo. Tecnica infallibile per aumentare lo sconforto perché, chiaramente, non si possono controllare le scelte di nessuno se non le proprie. Così facendo entrate in un meraviglioso circolo vizioso: state male e volete migliorare, ma il vostro stare bene dipende da quello che fa qualcun altro, che non potete controllare, quindi non vi rimane altro che continuare a stare male. Anziché concentrarvi su quello che potreste fare voi per cambiare la situazione, sprecate energie a disquisire su quello che dovrebbe fare l’altro o, addirittura, che avrebbe dovuto fare l’altro. Obiettivo raggiunto: ora siete tristi e anche disarmati.

 

5. IL CINICO

“Le cose non cambieranno mai” – C’è chi il detto “piove sempre sul bagnato” lo assume come proprio mantra, stabilendo che siccome la vita è andata male sino a qui è palese che continuerà allo stesso modo: per sfiducia in sé stessi, per sfiducia in tutti gli altri o per sfiducia generalizzata. Se vi ponete in questo modo, prevedendo in maniera assoluta che l’esito sarà negativo, si crea un meccanismo che alcuni chiamano “la profezia che si auto-avvera”. In altre parole, aveva ragione la maestra quando ci insegnava che se continuiamo a dire che non siamo capaci, alla fine non ci riusciremo veramente. Quindi, se l’intenzione è quella di rimanere tristi, siate pessimisti e otterrete il risultato desiderato.

 

6. L’ADORATORE DEI TEMPI PASSATI

“Vorrei tornare indietro, una volta ero felice” – La malinconia per periodi della vita che si sono già conclusi, oltre che essere molto comune, è anche una forma positiva di valorizzazione del passato. Tuttavia, se il ricordo di quanto non c’è più viene usato per screditare il presente, l’incantesimo si trasforma in magia nera e avrete trovato un’ottima pozione per la tristezza. Infatti, il confronto in termini peggiorativi, se fine a sé stesso, non fa altro che mantenere il vostro stato attuale, aggravandone il valore negativo grazie ad un ricordo di qualcosa che non tornerà più. Se desiderate alimentare lo sconforto questa è una tecnica da provare!

 

7. IL CATALIZZATORE

“Lo vedono tutti che sono infelice e depresso”  – Siete quello che dite di essere, quello che pensate che gli altri dicano che siete o quello che gli altri dicono che siete? La risposta è: tutte le precedenti! Diffondere tra chi ci circonda l’idea che siamo giù di tono, depressi e sconsolati è un metodo infallibile per mantenere lo stato di sconforto. Tutto ciò che vi circonda inizierà a ricordarvi che state male: da come le persone attorno a voi si atteggiano a quello che dicono, da come rispondono alle vostre richieste a quelle che vi rivolgeranno. Ecco fatto, ora avete chiuso il cerchio: dite di essere depressi, pensate che gli altri vedano che siete depressi e gli altri vedono che siete depressi. Non vi è modo migliore per rimanere… depressi!

 

8. IL TESTARDO

“L’unico modo è se succede quella cosa lì” – Altra strategia da non dimenticare, nell’intento di mantenere lo sconforto, è quella di ridurre al minimo le possibilità di miglioramento. Come? Stabilendo un unico risultato possibile di felicità: solo se accade x, solo se y dice così, solo se z cambia idea ecc. Le possibilità che si verifichi esattamente quello che avete in mente, infatti, sono molto basse. È come dare un aut-aut a sé stessi; credendo ingenuamente di aver messo alle strette qualcosa o qualcun altro, vi farete scacco matto da soli.

           

9. IL CREATORE DI LABIRINTI (il ritorno)

“Eh ma se faccio così è peggio… eh ma così non posso… Eh ma…”  – Un modo semplice per ridurre le chances di risollevare il proprio umore è, chiaramente, sabotare tutte le possibili vie di miglioramento. Come si suole dire, anziché cercare soluzioni per ogni problema, usate la tecnica infallibile del trovare un problema per ogni soluzione. Così facendo metterete voi stessi all’interno di un labirinto, dove ogni strada sembra apparentemente plausibile ma porta ad un vicolo cieco.

 

10. IL SOLITARIO

“Non ho voglia di fare nulla, di vedere nessuno” – Se da un lato catalizzare le attenzioni negative e pessimistiche di chi ci circonda aumenta certamente lo sconforto (vedi punto 7), anche isolarsi può essere un metodo molto efficace. Private la vostra persona dell’interazione umana, della possibilità di “fare dell’altro” e “dire dell’altro”, rimanendo prigionieri dei vostri pensieri, e vedrete che lo sconforto anziché lentamente diminuire, non farà altro che incrementare. Ecco fatto!

 

 

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