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"La vita è come un eco"

August 14, 2017

Fu lo scrittore e poeta irlandese James Joyce (1882-1941), il cui originale stile narrativo ambiva - con successo - a cogliere il disordine e la complessità del pensiero umano, a pronunciare il famoso aforismo. "La vita è come un eco: se non ti piace quello che rimanda, devi cambiare il messaggio che invii". Chissà cosa avrebbe detto il noto romanziere di Dublino se gli avessero raccontato che un secolo dopo la sua frase sarebbe stata citata, condivisa, retweettata e postata su delle “strane piattaforme virtuali”, almeno una decina di migliaia di volte, in tutte le lingue del mondo. Forse avrebbe provato senso di fierezza, oppure il suo incurabile spirito anticonformista sarebbe stato turbato da tanta globalità.

Oggi l’idea, un tempo rivoluzionaria, che la vita sia la diretta espressione delle scelte dell’individuo è condivisa da scienziati, pensatori e cittadini di tutto il mondo. È divenuta uno dei principali cavalli di battaglia di quei professionisti, tra cui gli psicologi, che si occupano di stili di vita e salute. Cosa c’è di più rigenerante, per un uomo in difficoltà che si trova in una condizione indesiderata, della convinzione di avere il potere di riprendere in mano le redini della propria vita?

Molte persone fondano la propria esistenza su questo principio, consapevoli che tutto dipenderà da loro e che l’esito finale del Viaggio sarà imprescindibilmente legato alle loro scelte. D’altro canto, molte altre sono convinte dell’esatto contrario e affidano (e non necessariamente per rassegnazione) il proprio percorso ad entità esterne fuori dal loro controllo: chi alla fede religiosa, chi all’ambiente socio-politico, chi alla casualità e all’entropia, chi al destino, chi a tutte le precedenti. La psicologia socio-cognitiva parla di locus of control, ovvero la tendenza ad attribuire a sé stessi (locus interno) o ad agenti esterni (locus esterno) la causa di quanto accade. Quindi, ci chiediamo, aveva effettivamente ragione Joyce oppure per ottenere quello che si vuole serve una dose di “fortuna”? I più razionalisti tra voi lettori staranno probabilmente pensando che l’una non esclude l’altra, che la vita è data da un insieme indefinito di variabili, alcune esterne e incontrollabili, altre interne e autodeterminate. Probabilmente avete ragione, ma come possiamo usare questo pensiero per creare tutte quelle quelle “belle cose” a cui ambiamo: tranquillità, serenità, felicità, successo? Trarre la conclusione che l’uomo può fare del suo meglio e poi deve rimettersi nelle mani del fato è, dal mio punto di vista, riduttivo.

La mia proposta è di invertire l’ordine del ragionamento. Proprio in virtù dell’incertezza di quanto ci accade intorno dobbiamo continuare a curarci dei nostri obiettivi, garantendo la certezza delle nostre scelte. Le variabili interne ed esterne che determinano la vita non sono infatti indipendenti l’una dall’altra, ma in continua interazione: se un evento esterno può modificarci, anche noi abbiamo un impatto sugli eventi. A prescindere dal luogo di nascita o di residenza, dalla situazione socio-culturale o dalla condizione fisica, siamo tutti generatori di cambiamento, grazie alla possibilità - sempre presente - della scelta.

Coerentemente al famoso aforismo, Joyce è stato uno dei pionieri dello stile narrativo dello “stream of consciousness” (ovvero del “flusso di coscienza”): pensava che l’unico modo per cogliere l’essenza della vita fosse la riproduzione, letterale, dello scorrere disordinato e illogico dei pensieri delle persone. Noi siamo, secondo Joyce, il nostro flusso di coscienza. Eventi esterni e caratteristiche interne interagiscono in un mondo di riflessioni, di pensieri, di legami retorici, di parole e di percezioni. Comprendiamo, quindi, che siamo in costante contatto con tutto ciò che accade, ma gli eventi assumono senso e valore soltanto una volta “riassorbiti” nella coerenza dei nostri pensieri, che talvolta saranno confermati, integrati e altre volte modificati. Ma attenzione, però, perché se eliminiamo dall’equazione l’individuo che osserva, nulla - per come l’uomo lo intende – ha più valore.

Tutto torna. La vita è data dall’interazione costante e imprescindibile tra variabili esterne e scelte individuali, che si incontrano in un fluire di pensieri che conducono l’individuo ad un particolare modo di intendere le cose del mondo. Ed ecco che questo modo di intendere le cose del mondo, sia esso con locus interno o esterno, è come un Eco: se non ti piace quello che rimanda, devi cambiare il messaggio che invii.

 

 

 

 

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